3 RIM – Linee guida ISO 9001:2015

Tale norma declina in ogni particolare la comunicazione. Evidenzio immediatamente gli ingredienti che formano la comunicazione, 10 punti fondamentali.

  • il mittente – è colui che dà origine alla comunicazione;
  • la codifica – il mittente codifica il messaggio dai suoi pensieri in parole (pronunciate o scritte) o immagini che utilizzano un insieme di simboli comuni (ad es. lingua, dizionari, glossari);
  • il canale e il mezzo – i messaggi vengono trasmessi in uno o più modi (ad es. verbale o scritto) attraverso diversi media (ad es. faccia a faccia, telefono, e-mail, video, lettere, relazioni scritte, specifiche formali, fogli di calcolo, ecc.);
  • la decodifica – chi riceve il messaggio ne decodifica i simboli in pensieri per essere in grado di comprenderli;
  • il messaggio – costituisce ciò che si vuole comunicare;
  • chi riceve il messaggio – elabora le informazioni per attribuire loro un significato;
  • il feedback – il mittente riceve un segnale che il suo messaggio è stato compreso;
  • la tecnologia – è costituita da quell’insieme di strumenti utilizzati dal mittente e dal destinatario per trasmettere e ricevere il messaggio;
  • barriere – sono costituite da tutto ciò che interferisce o maschera il messaggio;
  • struttura organizzativa – i livelli attraverso i quali il messaggio deve passare per raggiungere il destinatario voluto;
  • cultura organizzativa – i modelli accettabili di comportamento, norme e valori che influenzano il modo in cui avviene la comunicazione

Le aziende sono una realtà sociale e come tale vi sono persone che parlano e che ascoltano.

Per permettere una corretta comunicazione devono valere questi principi:

  • proiettare l’immagine giusta – le prime impressioni che una persona proietta accelerano o ritardano lo sviluppo della fiducia;
  • comunicazione attraverso i toni della voce: ritmo, velocità, intonazione, volume, inflessione e chiarezza della voce influenzano ciò che viene comunicato;
  • utilizzo efficace del linguaggio del corpo: i movimenti del corpo, le espressioni facciali di una persona, i gesti, il contatto visivo e la postura rivelano molto di più delle parole;
  • creazione dello spazio giusto: l’ambiente e la vicinanza di una persona invece di altre influenzano il modo in cui le persone interagiscono e agiscono come driver o come ostacoli alla comunicazione;
  • utilizzo del tempo: l’uso del tempo da parte di una persona può comunicare il suo atteggiamento, ciò che apprezza, le sue priorità, ecc.;
  • utilizzo del feedback: la comunicazione dipende dal raggiungimento di un consenso e per fare ciò le parti coinvolte devono parlare la stessa lingua, leggere i segnali, riconoscere i feedback

Nel punto 7.4 della ISO 9001:2015 si elencano cinque requisiti relativi alla comunicazione:

  • determinare cosa comunicare (7.4 a )
  • determinare quando comunicarlo (7.4b)
  • determinare con chi comunicare (7.4c)
  • determinare chi può comunicare (7.4e)
  • determinare come comunicare (7.4d)
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3 RIM – Importanza della comunicazione

Si potrebbe fare una dissertazione filosofica sul concetto di comunicazione, ma non è questo nè l’ambito nè lo scopo del post.

Perchè un insegnante di informatica dovrebbe trattare il concetto di comunicazione, potrebbe essere un collega di materie umanistiche; in realtà a livello aziendale la comunicazione è di pertinenza di ingegneri nel senso che essa viene perfettamente declinata da una norma ISO (International Organization for Standardization).

La genesi delle norme ISO risalgono ai tempi in cui si dovevano creare delle regole comuni nelle tecniche di costruzione, nella distribuzione dell’energia elettrica, nella forma ad esempio delle prese elettriche ed del voltaggio affinchè tutti gli apparecchi potessero funzionare.

Le ISO si sono evolute fino a diventare degli strumenti necessari, non obbligatori, per capire come poter migliorare la produzione. Ci si è resi conto che la comunicazione aziendale è uno dei fattori che permettono un miglioramento della produzione.

A questo punto si è deciso di creare la ISO 9001:2015.

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4 AFM – Sistemi informativi: definizione, caratteristiche

DATI

I dati sono tutte quelle informazioni utili affinchè la struttura aziendale possa funzionare. Ad esempio in una scuola quali possono essere i dati? Gli studenti, i docenti, le materie, le aule, le sedi, gli indirizzi, l’orario.

I dati hanno loro caratteristiche ad esempio se sono dati numerici, dati orari, dati di soli caratteri, livello di sicurezza dei dati (ad esempio i dati anagrafici che si riferiscono al numero di telefono o indirizzo hanno un grado di sicurezza diverso)

All’interno della tematica dei dati bisognerebbe quindi affrontare chi può vedere cosa e quello che si vede è stato richiesto all’utente che può essere gestito.

PROCEDURE

Le procedure sono tutte le azioni che elaborano i dati precedenti.

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4 AFM – Introduzione ai sistemi informativi aziendali

Franz Marc

Il “sistema informativo” è differente rispetto al concetto di “sistema informatico”.

Il primo si riferisce in senso più ampio ad un sistema in grado di gestire informazioni indipendentemente dall’impiego di strumentazione elettronica.

Il secondo comprende invece anche l’impiego di procedure e infrastrutture elettroniche e della componente applicativa (software), utilizzate per supportare la gestione delle informazioni.

Precisata questa distinzione si deve riconoscere che nell’uso comune il termine “sistema informativo” viene utilizzato in senso estensivo per indicare anche il sistema informatico (infrastruttura elettronica e applicativa) , ed è proprio in quest’ultima accezione che utilizzeremo d’ora in avanti il termine “sistema informativo”.

Lo scopo ultimo dei Sistemi Informativi Aziendali è quello di soddisfare il bisogno di conoscere i fenomeni aziendali, secondo i tempi e le modalità utili al fruitore di tali informazioni, che generalmente ne ha bisogno per compiere scelte tempestive e consapevoli.

Questo significa in primo luogo dover raccogliere ed archiviare dati riguardanti specifici eventi aziendali, elaborarli, consolidarli in informazioni, ed infine distribuirli a chi ne faccia esplicita richiesta, nel momento in cui ne ha effettivamente bisogno, nelle modalità e nelle forme di rappresentazione a lui più utili e più facilmente comprensibili.

La rilevazione degli eventi aziendali, la loro archiviazione, il loro trattamento, la successiva distribuzione e rappresentazione, deve avvenire in formato elettronico tramite opportune procedure che si avvalgono del supporto di elaboratori elettronici (hardware), di apparati di rete (networking) e di componenti applicative (software).

Da questo quadro emergono tre classi di elementi alla base di un Sistema Informativo Aziendale: i dati, le procedure e gli strumenti.

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JavaScript – ereditarietà

Quando si invoca un costruttore, o si crea un oggetto con la chiave new, l’oggetto creato possiede una proprietà di nome prototype (prototipo) condivisa da tutti gli oggetti creati con quel costruttore.

Qualsiasi proprietà o metodo aggiunto al prototipo viene automaticamente ereditato da tutti gli oggetti creati.

Come si vede ho creato l’oggetto Libro con il costruttore e poi ho aggiunto una nuova proprietà sconto comune ai due oggetti.

Si può anche ridefinire il prototipo estendendo l’oggetto.

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JavaScript – Oggetti

Non esiste il concetto vero e proprio di classe ma il concetto di Oggetto. Il concetto di attributo viene sostituito con il concetto di proprietà.

Si accede alle proprietà (attributi) di un oggetto (classe) mediante la parola this.

In questo caso ho istanziato un oggetto auto usando il costruttore, inoltre all’interno del costruttore ho usato la parola this.

Questo è il modo più semplice per creare un oggetto con la parola Object().

Creo un oggetto a cui ho due proprietà marca e cilindrata.

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JavaScript – Console

Per attivare la console si va su:

ossia si accede dall’elenco dei programmi e si selezione configura Java.

Si seleziona avanzate e quindi si seleziona misatr console.

A questo punto quando si “esegue” il codice Java nella pagine si seleziona con il pulsante destro “analizza elemento”

Ed alla base della pagina si apre:

Si selezione il pannello console e si vede l’output gestito dal comando console presente nella pagina html.

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JavaScript – Variabili – funzioni – operatori

E’ buona norma inizializzare le variabili. La dichiarazione avviene specificando la parola chiave var seguita dal nome della variabile ed assegnando il suo valore iniziale.

una variabile non ha visibilità globale se definita in una funzione. Una funzione viene indicata con la parola function con i relativi parametri e seguita dalle parentesi graffe.

Esistono gli operatori ++ e –.

Una stringa di caratteri è un insieme di caratteri racchiusi tra apici singoli o doppi.

\n va a capo all’interno di una stringa racchiusa tra doppi apici.

Concatenazione

La concatenazione tra stringhe avviene con l’operatore +.

IF

Il costrutto if else è lo stesso usato per il C++.

Operatori booleani

! negazione logica

&& and logico

|| or logico.

== uguaglianza

=== se si vuole verificare che due valori siano gli stessi al di là delle conversioni. Se sono di tipo diverso restitusce false (operatore di identità).

In JavaScript è meglio sempre usare === osì si evita la conversione.

Casting implicito

se in un contesto viene richiesta una stringa e viene usato un numero, allora si ha la trasformazione in stringa e viceversa.

Vettore

Un vettore si definisce tra parentesi quadre.

la parola length mi fornisce la lunghezza del vettore.

A differenza di altri linguaggi esistono vettori non omogenei e di accede tramite l’indice.

v.length mi fornice la lunghezza del vettore.

Iterazione e cicli

Si ha la stessa costruzione del C++.

Eccone un esempio:

Let

Definisce una variabile permette di dichiarare variabili limitandone la visibilità ad un blocco di codice, ad un assegnazione, ad un’ espressione in cui è usata.

ontrariamente alla parola chiave var, che invece definisce una variabile globalmente in uno script o localmente in un qualunque blocco di codice di una funzione.

Eccone un esempio:

Si noti che ho utilizzato il codice console. Nel post successivo descriverò come attivare la console Java e la sua visualizzazione.

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JavaScript – Introduzione

1995 nasce JavaScript per opera dei realizzatori di Netscape.

Si intercetta l’evento di apertura o chiusura di una pagina, il clic di un pulsante su una form, il cambiamento del contenuto di un campo di inserimento di un testo, la manipolazione di una pagina, aggiungere un campo in una formo una riga in più a una colonna e così via.

questo piccolissimo script produce questo output:

Uno dei problemi più grandi per gli sviluppatori di pagine web è creare la compatibilità tra i vari browser per questo è nato un consorzio che disciplina la problematica: Word Wide Web Consortium o W3C.

JavaScript resta un nome proprietario di Netscape e ci si riferisce allo standard ECMAScript. ECMA internation (http://www.ecma-international.org) fornisce lo standard di sviluppo.

Netscape stava cercando di sviluppare un nuovo linguaggio che potesse essere usao all’interno delle pagine HTML; stiamo parlando del 1995 con Brendan Eiched.

Il nome doveva essere LiveScript ma si stava affacciando il nuovo linguaggio Java della Sun Microsystems. A questo punto è cambiato il nome in Javascript.

Uno degli effetti più divertenti ad esempio è quello di cambiare l’immagine quando il cursore si pone sopra l’immagine esistente.

Appena vado sopra l’immagine essa mostra un’altra immagine.

Un altro ambito è quello di controllare la presenza o meno di un elemento in una form.

Ecco un semplice controllo.

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GPOI – Le metriche del software – Esempio

Si prenda in considerazione la gestione di una anagrafica di attività commerciali sia di tipo provato che di tipo ditta, cioè che possiedono uan partita IVA con differenziazione delle due tipologie.

Si vogliono gestire le informazioni relative a:

  • indicazione se privato o ditta
  • codice fiscale
  • cognome
  • indirizzo
  • descrizione attività
  • data decorrenza attività

Le funzioni da attivare sono:

  • inserimento in anagrafica
  • modifica anagrafica
  • cancellazione anagrafica
  • inserimento attività commerciale
  • modifica attività
  • cancellazione attività
  • associazione anagrafica/ attività
  • visualizzazione dati complessi con conteggio anagrafiche
  • visualizzazione singola scheda
  • stampa dei dati complessi con conteggio anagrafiche
  • stampa singola scheda.

Ecco il database:

le tabelle CITTA, STRADARIO, SIGLE PROV sono preesistenti ed esterne al sistema.

SI analizza il problema dal punto di vista della metrica dei Function Point, individuando i file ILF ed EIF: la differenza sostanziale fra i due tipi è che gli ILF sono interni al confine dell’applicazione e mantenuti dall’applicazione stessa, mentre gli EIF sono esterni al confine e solamente utilizzati in lettura dalle funzioni della mostra applicazione.

In questo esempio si ha 1 ILF e 3 EIF

TipDescRETDETComp ILF/EIFU
FP
ILFAna3
EIFCitta1
EIFProv1
EIFStra1

Gli elementi che mettono in relazione due file (chiavi esterne) vengono contati una volta per ogni file logico che concorre al conteggio: pertanto i DET relativo alla codifica (citta, provincia e via) compare sia nell’ILF che negli EIF ma viene conteggiato una volta sola e negli ILF.

Le funzioni di tipo transazionali devono essere classificate analizzando le caratteristiche di ogni funzionalità elementare:

EI se il processo serve ad acquisire dati dall’esterno o ad aggiornare gli ILF

EO se lo scopo primario del processo è fornire dati all’esterno del confine, tramite funzinlaità di calcolo o creazione di dati derivati.

EQ: se il processo logico invia dati all’esterno ma non esegue calcoli non crea dati derivati non altera il comportamento del sistema e non mantiene ILF.

Si hanno le seguenti funzioni:

TipoDescrFTRDET
EIins anag
EIupd anag
EIdel anag
EIins att
EIupd att
EIdel att
EIass. utenti/att
EOVisal dati con conteggio
EO Visul. scheda
EOStampa dati cont
EQstampa schede

Poi si determino la complessità degli UFP usando al stessa tabella inserendo la complessità.

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